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Paragrafo  4  .  Le  iniziative  liberali  represse  in  Lombardia   e

l'insurrezione in Piemonte.


Incoraggiate  dai  fatti avvenuti in Spagna  e  nel  regno  delle  due
Sicilie,  le societ segrete lombarde intensificarono la loro  azione.
Ogni  concreta iniziativa rivoluzionaria fu per impedita dall'attenta
vigilanza della polizia austriaca, che, nell'ottobre del 1820, dopo la
scoperta di una "vendita" carbonara, arrest varie persone accusate di
cospirazione, tra cui Pietro Maroncelli e Silvio Pellico.
     Agli  inizi del 1821, anche le societ segrete piemontesi avevano
concordato  un  programma rivoluzionario, i cui  obiettivi  principali
erano:  la concessione della Costituzione; la cacciata degli austriaci
dall'Italia  e la formazione di un regno dell'Alta Italia,  attraverso
l'unione del Lombardo-Veneto al regno di Sardegna.
     La  realizzazione  di  questo programma, le  cui  finalit  erano
condivise   anche   dai   federati  lombardi,  guidati   da   Federico
Confalonieri,  avrebbe  dovuto essere favorita  da  alcuni  importanti
fattori: la disponibilit di Casa Savoia a muovere guerra all'Austria,
per    soddisfare    le   sue   mire   espansionistiche    nell'Italia
settentrionale; il sostegno del principe Carlo Alberto,  destinato  in
un  futuro  prossimo a diventare re, che aveva manifestato  una  certa
propensione per le idee liberali.
     Il  piano  insurrezionale,  elaborato da  funzionari  militari  e
della  corte,  tra cui Santorre di Santarosa, ufficiale  dell'esercito
sabaudo,  prevedeva  come prima mossa una sollevazione  dell'esercito,
che   spingesse  il  re  Vittorio  Emanuele  primo  a   concedere   la
Costituzione e a dichiarare guerra all'Austria.
     Il  principe Carlo Alberto per, dopo aver dato un primo  assenso
al  piano,  si  tir  indietro, preoccupato di  perdere,  in  caso  di
fallimento  dell'iniziativa, il diritto  alla  successione  al  trono.
L'insurrezione scoppi ugualmente la
     
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     notte  tra  il  9  e il 10 marzo 1821, con l'ammutinamento  della
guarnigione  di  Alessandria, e si estese quindi fino  a  Torino.  Gli
insorti  proclamarono la Costituzione spagnola e formarono una  giunta
provvisoria,  che cominci a preparare la guerra contro l'Austria.  Il
re  Vittorio Emanuele primo abdic in favore del fratello Carlo Felice
e, per la momentanea assenza di questo, nomin reggente Carlo Alberto.
Il  comportamento  ambiguo di quest'ultimo ostacol  irrimediabilmente
l'attuazione  del  programma  rivoluzionario.  Il  principe   sabaudo,
infatti,  prima concesse la Costituzione, ma non accett  di  marciare
contro  l'Austria; quindi dichiar di voler aspettare le  disposizioni
di  Carlo  Felice.  Infine,  conosciute le decisioni  dello  zio,  che
dichiarava  illegittime  la  sua reggenza  e  la  Costituzione  e  gli
ordinava  di  raggiungere a Novara le truppe che non  avevano  aderito
alla  rivolta,  esegu l'ordine, fuggendo segretamente  da  Torino  la
notte  tra  il  21 e il 22, dopo aver nominato Santorre  di  Santarosa
ministro della guerra.
